Relazioni tra politica e industria: che funzione hanno le lobby

Le lobby tentano di influenzare le decisioni prese dai politici, di solito riuscendo a far passare o bocciare una determinata normativa. Negli Stati Uniti, i lobbisti sono dei professionisti assunti da un gruppo di interesse al fine di rappresentare i loro interessi al Congresso.

Il termine “lobbista” richiama ai giorni in cui varie persone giravano nelle hall in attesa di poter scambiare due chiacchiere con i legislatori.

Non c’è, oggi, un gruppo economico e politico che non sia legato ad una lobby, dalle imprese fino alle aziende private, dalle organizzazioni non profit fino ai sindacati, e in tutti casi l’obiettivo è comune: cercare di convincere il governo di turno ad approvare una legge che sia a loro favore.

Non c’è niente di intrinsecamente sbagliato nel fare lobby in quanto si tratta di una pratica che incoraggia le persone a svolgere un ruolo attivo nel loro governo. Il problema è quando i lobbisti usano i soldi per comprare l’influenza sul governo.

Oggi le lobby si trovano, come detto prima, in ogni gruppo economico di grande interesse. Prendiamo ad esempio quello farmaceutico, non sarebbe una cosa negativa se la lobby di turno puntasse a vedere approvata una legge o un provvedimento in suo favore, a patto che esso non danneggi le altre lobby e, soprattutto, non comporti delle conseguenze negative per il cittadino finale.

Lo stesso possiamo dire in ogni tipologie di industria a patto, appunto, che ci siano degli interessi economici. Si, perché oggi fare il lobbista è un lavoro ben remunerato, che se fatto bene può portare a vantaggi economici che è difficile poter misurare.

Abbiamo parlato fino ad ora delle lobby oneste, perché non è un caso che le l’economia è danneggiata, invece, da quelle disoneste, che operano in maniera tale da andare contro la legge e contro le esigenze del mercato stesso, pensando solo ed esclusivamente al proprio portafoglio.

In Italia come siamo messi, a lobby?

Federfarma, è riuscita a far saltare la vendita nei supermercati e nelle parafarmacie dei farmaci di fascia C, un mercato che vale potenzialmente tre miliardi di euro. Sempre le lobby hanno messo bocca nel mercato dell’energia, che non è più tutelato. Sono state sempre loro a porre fine al monopolio delle Poste Italia e l’ordine degli avvocati ha combattuto contro l’obbligo di dover fare un preventivo ai propri clienti, mentre quella degli albergatori ha chiesto che AirBnb venisse vietato in Italia in quanto potenzialmente dannoso.

Le lobby hanno posto dei limiti alla crescita di varie imprese del panorama italiano che per uscire da questo “cul-de-sac” sono state costrette ad emigrare all’estero oppure accettare offerte succose da parte di compagnie estere molto più grandi, come la Pirelli di Marco Tronchetti Provera con Chem China. Quand’anche l’azienda è rimasta in Italia, rischia di trovarsi di fronte ad una situazione la globalizzazione della competizione rischia di fare molti danni e presto le compagnie nostrane dovranno trovarsi a fare i conti con concorrenti estere molto più grandi e potenti (anche economicamente): lo aveva previsto qualche tempo fa lo stesso imprenditore Tronchetti Provera quando era a capo dell’impresa di telecomunicazione e provò ad espanderla, senza successo anche a causa dell’ostacolo del governo.

Ovviamente, dei lobbisti onesti ci sono e sono potenzialmente in grado di fare molto bene ad un’economia e ad un particolare gruppo economico.

 

DIVERSI PAESI CROLLATI NELLA CLASSIFICA MONDIALE DELLA LIBERTÀ DI STAMPA

La Spagna migliora di sette posizioni e si classifica 39 nel Ranking Mondiale 2010 World Press Freedom elaborato dalla ONG Reporters sans frontières (RSF).

La relazione riconosce i motori della libertà di stampa, “nella parte superiore sono la Finlandia, Islanda, Norvegia, Paesi Bassi, Svezia e Svizzera.” Ma nel mondo civilizzato ci sono anche ombre. “E ‘inquietante notare che diversi Stati membri dell’Unione europea continuano a perdere punti in qualifica”, ha aggiunto Francois Julliard, segretario generale dell’organizzazione sarebbe il caso di Italia e Francia. In questi due paesi colpiti dalla continua pressione a cui sono sottoposti a media nell’esercizio del loro diritto alla libertà di opinione e di pubblicazione, secondo l’organizzazione.

Per quanto riguarda l’altra estremità della scala, “siamo preoccupati per l’indurimento di alcuni governi. Ruanda, lo Yemen e la Siria hanno raggiunto il livello della Birmania e Corea del Nord nella tabella dei paesi più repressivi del mondo contro i giornalisti. Questa tendenza non fa ben sperare per il 2011. Purtroppo, il miglioramento è la tendenza in molti paesi autoritari “, ha detto Jean-François Julliard.

Tra le maggiori diminuzioni nella lista, evidenziare le Filippine (156) per il massacro di una trentina di giornalisti presieduta da un barone locale. “Messico, insieme ad Afghanistan, Pakistan e Somalia sono i paesi” apertamente in guerra teatro di un conflitto latente o di guerra civile, le situazioni diventano caos perenne, sono ancorati a una cultura di violenza e di impunità, dove la stampa è uno degli obiettivi principali “, secondo RSF.

CORRUZIONE NELLE ALTE SFERE ?

Il presidente della Banca Mondiale (BM), americano Paul Wolfowitz, ha ammesso oggi che i donatori non devono penalizzare i paesi poveri il blocco degli aiuti a causa di abusi commessi dai loro dirigenti. Come spiegato sul sito Trading Forex Foundation Wolfowitz ha dato modo, almeno formalmente, alla critica della sua gestione nei confronti dei paesi poveri. Un comitato di 24 Paesi esaminati caso per caso con criteri anti-corruzione da applicare a ciascun paese, anche se i destinatari si lamentano che il denaro non arriva, anche se essi soddisfano i requisiti.

“E’ come, dice Wolfowitz, se una società che fornisce prestiti online disponesse di un bonus per sovvenzionare cattivi pagatori e portarli in pareggio ma decidesse di procrastinare questi interventi “riparatori” per potere continuare a beneficiare della sua posizione creditoria”

“Non possiamo” Continua Wolfowitz” abbandonare i poveri perché i loro governi e le istituzioni sono deboli”, Wolfowitz ha detto durante una riunione del Policy Planning Bank a Singapore. “In questo modo sarebbe stato doppiamente punito”, ha aggiunto.

Uno degli obiettivi principali di Wolfowitz, da quando ha assunto la carica di presidente della Banca Mondiale di un anno fa è stata la lotta contro la corruzione, ma diversi paesi africani e anche la Gran Bretagna hanno criticato il congelamento di oltre 1.000 milioni di dollari (790 milioni di euro) in progetti di aiuto e di paesi i cui governi che presumono coinvolte nei programmi di corruzione.